Noi esploriamo... e voi ci chiamate criminali... noi cerchiamo la conoscenza... e voi ci chiamate criminali. Noi esistiamo senza colore della pelle, senza nazionalita', senza pregiudizi religiosi e voi ci chiamate criminali. Voi costruite bombe atomiche, dichiarate guerra, uccidete spergiurate e ci mentite, e cercate di farci credere che e' per il nostro bene, eppure siamo noi i criminali. Si, io sono un criminale. La mia colpa e' quella della curiosita'. La mia colpa e' quella di giudicare la gente in base a quello che dice e che pensa, non in base al suo aspetto. La mia colpa e' quella di essere piu' furbo di voi e, per questo, non potete perdonarmi. - The Mentor - Phrack numero 7
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Amy Goodman, una donna coraggiosa 21/02/2008
Amy Goodman, una donna coraggiosa Hernan Zin*
Amy Goodman scrisse nel suo ultimo libro: Andate dove c’è silenzio. Questa è la responsabilità di un giornalista: dare voce a coloro che sono stati dimenticati, abbandonati e sconfitti dal più poderoso. Leggendo la sua biografia si scopre che questa non è solo un'ammirabile manifestazione di principi, bensì un riflesso di quella che è stata la sua traiettoria professionale durante gli ultimi quindici anni. Un lavoro giornalistico che l'ha portata ad essere vittima di aggressioni fisiche, che l’hanno resa vittima di brutali critiche, ma che oggi, superato lo stupore dell’undici di settembre, le sta portando un meritato riconoscimento negli Stati Uniti. Non invano ha vinto alcuni dei premi giornalistici
più rilevanti, e Michael Moore l'ha qualificata come l'unica voce che dice la verità alla radio nordamericana.
Quello che più sorprende ad arrivare alla vecchia stazione dei pompieri dalla quale si trasmette il programma che dirige Amy, "Democracy Now!", è la scarsità di risorse. Vecchi strumenti come una Sony PD 150, computer portatili come unico attrezzo di edizione, e libri e riviste dappertutto, montagne di pubblicazioni tra le quali si fanno largo i redattori per via delle mancanza di spazio. La stessa Amy che arriva alle sette del mattino vestita di nero, coi capelli bagnati ed un caffè di Starbucks nella mano, si trucca alla stazione radio, di fronte ad un specchio rotto.
In contrapposizione, abbaglia l'entusiasmo della decina di volontari che lavorano nella redazione, la passione con cui dibattono i contenuti che trasmettono, ed il fatto che, con ventidue milioni di spettatori, Democracy Now! superi in udienza molti dei programmi delle grandi catene come NBC o Fox.
Alle otto della mattina il realizzatore intraprende il conto alla rovescia dal posto di controllo e, quando il tecnico abbassa il braccio, Amy presenta il programma: "Benvenuti ad una nuova edizione di Democracy Now!".
Durante la trasmissione entrano in antenna attivisti sociali, esperti in terrorismo, professori universitari. Amy è sincera, diretta, mordace. Afferma che gli Stati Uniti stanno soffrendo le conseguenze delle loro azioni passate, quello che lei chiama "effetto boomerang". Rumsfeld armò Saddam Hussein affinché lottasse contro gli iraniani. Reagan mise sul piede di guerra i muyahidines in Afghanistan, tra i quali c’era Osama Bin Laden, affinché lottassero contro i sovietici. Ed ora tutti questi errori ci stanno ritornando indietro", spiega all'udienza.
In un paese in cui la maggior parte dei mezzi di comunicazione è proprietà di sei grandi corporazioni, l'emissione di Democracy Now! è un soffio di aria fresca, di libertà, in un mezzo tanto dominato dagli interessi altrui rispetto a quello che dovrebbe essere il vero giornalismo, secondo la concezione di Amy.
Una volta finito il programma, Amy risponde alle chiamate degli ascoltatori. Il suo
programma vive delle donazioni dell'udienza, cosa che gli dà maggiore indipendenza informativa.
Alle dieci della mattina c'avviciniamo ad un vecchio ristorante stile anni cinquanta situato anche lui nel quartiere cinese di Manhattan. Mentre chiediamo un caffè al bancone, un'anziana che porta sotto il braccio un esemplare del New York Times, si avvicina per congratularsi.
Nella sua vita quotidiana Amy non è una donna eccessivamente dimostrativa, ma sì quando ci sediamo, quando si accende il registratore e vede l'opportunità di fare arrivare il suo messaggio.
"Il giornalismo si trova tra coloro che hanno il potere e la gente della strada". "Deve servire per controllare il potere e per dare voce alla gente comune". "Però, in questo paese, il giornalismo risponde solamente agli interessi delle grandi compagnie". "Queste sono quelle che dettano l'informazione che ricevono gli spettatori". "Per questo, un programma come il nostro, fatto con tanto poche risorse, ha una ripercussione tanto grande". "La gente vuole sapere la verità, vuole che la sua opinione sia presa in considerazione".
Nel 1991, Amy si trovava in Timor Orientale tentando di dare voce alle vittime dell’oppressione del governo indonesiano. Insieme al suo cameraman dirigeva una manifestazione per i diritti umani. Un gruppo di soldati indonesiani l’ha colpita brutalmente e dopo ha ucciso più di 200 manifestanti. Questo incidente servì per richiamare l'attenzione pubblica sull'appoggio che il governo degli Stati Uniti stava dando alle truppe indonesiane.
La caffetteria nella quale ci troviamo è situata a pochi isolati dalla "zona zero".
L’undici di settembre Amy era nel bel mezzo di una trasmissione del suo programma quando ascoltò l'impatto del secondo aeroplano contro le torri gemelle. Malgrado sia stata testimone diretta dell'orrore, dal primo giorno si oppose alla guerra, non voleva che la morte di civili innocenti fosse una scusa per distruggere la vita di più persone.
Nel suo programma ha trasmesso le immagini delle vittime della guerra dell'Iraq che pochi mezzi di comunicazione del suo paese si azzardarono a diffondere. Lei crede che se gli statunitensi stessi potessero vedere le conseguenze dei bombardamenti, la guerra non sarebbe durata neanche una settimana.
In un'intervista ad Aaron Brown, il direttore della CNN, gli domandai perché non trasmettevano le immagini delle vittime civili degli attacchi. Lui mi rispose che quelle immagini erano di cattivo gusto. Io gli dissi che la guerra è l’unica cosa realmente di cattivo gusto.
*l’autore è un giornalista, scrittore, saggista e regista argentino che si dedica a dare voce a quelli che si incontrano nel più basso livello sociale-traduzione di Ida Garberi
acaro acquatico cerebrale di libera vita, vista ventrale, di libera azione, si annida tra sinapsi e neuroni, produce allucinazioni di realta', smuovendo e decristallizzando....
gli acari acquatici sono utilissimi indicatori di qualita' ambientale dell'ambiente sorgivo
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