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"La coscienza di un hacker"

Noi esploriamo... e voi ci chiamate criminali... noi cerchiamo la conoscenza... e voi ci chiamate criminali. Noi esistiamo senza colore della pelle, senza nazionalita', senza pregiudizi religiosi e voi ci chiamate criminali. Voi costruite bombe atomiche, dichiarate guerra, uccidete spergiurate e ci mentite, e cercate di farci credere che e' per il nostro bene, eppure siamo noi i criminali. Si, io sono un criminale. La mia colpa e' quella della curiosita'. La mia colpa e' quella di giudicare la gente in base a quello che dice e che pensa, non in base al suo aspetto. La mia colpa e' quella di essere piu' furbo di voi e, per questo, non potete perdonarmi. - The Mentor - Phrack numero 7

News:
Chomsky su Obama   22/01/2009










ANSA :

San Paolo. "Obama non mi illude". Parola di Noam Chomsky, il maggior teorico
politico di sinistra degli Stati Uniti, docente all'Istituto di Tecnologia
del Massachusetts (Mit), che oggi compie 80 anni. In un'intervista al
quotidiano brasiliano "Folha de S. Paulo", Chomsky definisce il presidente
eletto degli Stati Uniti, Barack Obama, "un democratico familiare di centro".

"Quelli che hanno scelto di illudersi con Obama, certamente resteranno delusi
- afferma il linguista, leader degli intellettuali progressisti americani -
Ma non si deve dare la colpa a Obama per questo. Lasciata da parte la sua
retorica che sembra abbia impressionato molta gente, non si è mai dimostrato
altro che un tradizionale democratico di centro, più o meno simile a Bill
Clinton". Secondo il celebre studioso, anche di fronte alle recenti scelte di
collaboratori politici, i mass media americani di tutte le tendenze nel
commentare le scelte dei suoi futuri collaboratori "lo hanno elogiano per
aver organizzato una squadra che in realtà non contribuirà in nulla alle
politiche del suo governo". Per Chomsky, Obama sta seguendo un modello "non
democratico, una sorta di dittatura per scelta, una costruzione politica
nella quale il pubblico è composto da spettatori dell'azione e non da
partecipanti". La scelta di Hillary Clinton come segretaria di stato, e della
permanenza di Robert Gates alla difesa, sono per Chomsky delle decisioni "
che portano al non cambiamento e alla non speranza", tanto che " ha dovuto
convocare un'apposita conferenza stampa per spiegare che il suo governo sarà
basato sull'esperienza e sulla visione: l'esperienza la fornirà il suo
gabinetto e sarà lui a dare la visione d'insieme. Tanto basta per confortare
chi come non si illude sul suo conto". Chomsky è nato a Filadelfia il 7
dicembre 1928 ed insegna al Mit di Boston da 53 anni.

Intervista per Le Monde

Obama il male minore.

Lei ha definito Obama il “meno peggiore di due mali”, perché?

Ho sostenuto che fosse il “meno peggiore” di due mali. E’ questo che ho
suggerito. Non ho scritto mai nulla a questo proposito. Ma quando le persone
mi interpellavano, io rispondevo che durante gli stati di fluttuazione,
dovevano votare contro McCaine, perché è pericoloso. Questo significa votare
Obama. Ma se si trovavano in stati come il Massachusetts, come me, potevano
fare quello che volevano. Personalmente io ho votato i Verdi. Ma penso che
quando le nuvole si diraderanno si percepirà come ciò che è sempre stato: una
sorta di democrazia centrista, nello spirito di Clinton. Nei fatti, con le
sue nomine, non ha perso molto tempo per renderlo chiaro. La prima nomina è
stata Rahm Emanuel. E’ importante: il segretario generale della Casa Bianca.
Proviene da una banca di investimento. Arriva difilato dal settore che ha
creato la crisi attuale. Tra i democratici era uno dei più ferventi
sostenitori della guerra in Iraq. Credo che egli sia stato uno dei pochi
membri della delegazione del Congresso a votare per la risoluzione di Bush.
E’ rimasto “guerrafondaio”. Ed è un ex membro di Washington. E’ vera la
stessa cosa per il vicepresidente di Obama, Biden. Anche lui un membro di
Washington di lunga data, molto favorevole alla guerra.

 

Il “razzismo occidentale”.

Non si tratta di un’elezione storica?

Si è avuto qualcosa di significativo, storicamente:
Una persona definita “nera”, vale a dire, di cui uno dei genitori è nero, non
è stato soltanto un candidato, ma è stato anche eletto. Credo che ciò che è
abbastanza evidente, è che, nella campagna democratica, ci sono stati due
candidati,  una donna ed un nero. Quaranta anni fa, ciò sarebbe stato
assolutamente impensabile. Ciò significa che il paese è diventato più civile.
C’è una ragione per questo, che noi possiamo citare. La ragione, è
l’attivismo degli anni sessanta e le sue conseguenze, che hanno fatto
progredire il paese. Ma l’orientamento del partito è che voi dovreste odiare
l’attivismo degli anni Sessanta. Poiché ha reso democratico il paese, l’ha
reso civile. Quindi tutto quello che si sente sugli anni Sessanta è che è
stato un periodo di guai, come è stato terribile, la gente folle di
Woodstock, e così via. Ma quel che accade oggi realmente ha avuto inizio con
il movimento femminista, con il movimento ambientalista, con il movimento dei
diritti civili, ovviamente, e ciò si riflette nella ripartizione demografica
dei voti.

I giovani - che sono quelli che hanno votato per Obama - hanno conosciuto
soltanto questo nella loro vita. 

E’ importante, ciò ha un grande significato. Perché i grandi titoli dei
giornali europei esprimono opinioni. Ma in realtà, quello che sostengono è
abbastanza interessante. “Un tale miracolo può accadere soltanto negli Stati
Uniti!”. E’ il giusto riflesso del razzismo occidentale. Ciò accade
continuamente nel terzo mondo. Prendete uno dei più poveri paesi dell’America
del sud: la Bolivia. La maggioranza indigena, per la prima volta in 500 anni,
ha eletto qualcuno delle proprie classi. Uno appartenente ai gruppi più
repressi: gli indigeni. Si può immaginare che se si vuole trovare un’elezione
democratica, con un vero significato storico, è necessario guardare verso il
paese più povero dell’America del Sud? E’ impensabile in occidente! Il
razzismo è troppo profondo. O, allora, l’idea che il terzo mondo sia
chiaramente più civile del nostro, ci è inconcepibile… quindi non se ne
parla! Prendete l’elezione di Lula, in Brasile. Un siderurgico di origine
contadina, responsabile di un sindacato, senza istruzione. A confronto, è un
evento molto più spettacolare. Ma, sì, l’elezione di Obama è importante per
gli Stati Uniti e per l’occidente.

 

Uno Stato fuori dalla legge.

Che cosa si può aspettare dalla politica estera di Barack Obama?

Penso che farà esattamente ciò che ha detto: qualche messaggio di diplomazia,
ma anche Condoleezza Rice l’ha fatto. Ed in séguito, la minaccia della forza.
Che loro utilizzino la forza o meno dipende poi dal loro giudizio. Prendete
l’Iran. Un caso eclatante. Tutti i politici insistono sul fatto che gli Stati
Uniti sono uno Stato fuori dalla legge, il quale viola la legge
internazionale, e che minaccia di utilizzare la forza. E’ una violazione
della carta dell’ONU.  Ma è ben accetta al di là delle frontiere. Il
movimento dei non allineati, una maggioranza dei paesi nel mondo, sostiene il
diritto dell’Iran ad arricchire l’uranio. Essi sono sicuramente in favore dei
negoziati e contro il ricorso alla forza. Ma non sono tenuti in
considerazione. Prendete Cuba. Da trent’anni non sono stati fatti sondaggi su
cosa dovremmo fare.  I due terzi della popolazione è a favore della fine
dell’embargo e del ritorno alle normali relazioni. C’è qualche candidato
politico che lo dica? No. Il parere del pubblico non conta. E ciò si
riscontra problema dopo problema. E tornando ad Obama. Ha detto qualcosa a
proposito di questi temi? No. Ricordate, da qualche settimana, Obama ha fatto
dichiarazioni sull’idea di spostare l’attenzione sull’Afghanistan. E’ stato
rimproverato dagli editorialisti del Washington Post, che gli hanno detto:
“attenzione al mondo reale. L’Iraq è un grandissimo produttore di petrolio,
nel cuore dei paesi produttori. L’Afghanistan non lo è. L’Iraq è importante
per noi”. Le nuvole occultano meno le ragioni della guerra. Egli ha compreso
questo. Anche i suoi consiglieri. Obama è più concentrato di Bush
sull’Afghanistan ed il Pakistan. Vuole più truppe, e bombardare il Pakistan
là dove vede legami con Al-Qaida.

 

Le relazioni transatlantiche.

Che cosa avverrà nelle relazioni transatlantiche?

Miglioreranno. La ragione di ciò è che le élites europee amano il potere
americano, lo sostengono. Amano l’ineguaglianza, il trasferimento dei
capitali ai ricchi, vogliono la distruzione dei sindacati, l’eliminazione
della sicurezza sociale, amano dunque gli Americani.  Non potevano trattare
con Bush poiché era aggressivo, arrogante. Ed ora, vogliono avere qualcuno…
come sapete… un viso nero, come Berlusconi ha detto l’altro giorno,
“abbronzato”… ebbene lui è “abbronzato” ed ha la retorica che essi amano.
Quindi, vogliono poter tornare al loro stato normale: servire gli americani,
nel loro proprio interesse.

 

Un crollo finanziario inevitabile.

Quale è la sua posizione di fronte alla crisi finanziaria?

Che si andasse incontro ad una crisi finanziaria era evidente da 30 anni. La
liberalizzazione finanziaria ha creato numerose crisi e sempre più profonde.
Ed è ciò che è accaduto, nel mondo intero, nel corso di 30 anni. E’ ciò che
accade con la liberalizzazione finanziaria e vi sono in pieno molte buone
ragioni per questo. I mercati includono inefficienze. Non se ne tiene conto,
ma vi sono esternalità. Per esempio: voi mi vendete una vettura. Possiamo
concludere un affare, voi ed io. Ma niente c’è di buono in questo. Più
inquinamento, più ingorghi, prezzi in rialzo. Ma ciò non viene considerato.
E’ uno dei numerosi limiti del mercato. Ma i limiti possono essere
controllati attraverso un’energica regolamentazione. Con le istituzioni
finanziarie, il rischio sistemico è puntualmente sottostimato. Non sono
tenute in considerazione le perdite che colpiscono l’insieme del sistema. C’è
più speculazione di quanto avevo anticipato. Ci sono tre valide teorie alle
quali attualmente si presta attenzione, come quelle di Hyman Minsky, sul tema
del comportamento irrazionale degli speculatori. Quando i mercati salgono,
essi speculano troppo e quando i mercati sono in ribasso, essi
sotto-investono. Tutte queste realtà oggettive sono connesse. La
liberalizzazione finanziaria è apparsa di pari passo con un certo fanatismo
religioso riguardo all’efficienza dei mercati. Quindi le politiche di
regolamentazione sono state smantellate, specialmente da Clinton. Ed infatti,
le persone che le hanno smantellate, sono quelle che vogliono essere
designate da Obama per occupare una funzione, al posto di Segretario al
Tesoro, etc. C’è una bolla immobiliare. Una bolla enorme che non si poteva
lasciar sfuggire. I prezzi dell’immobiliare erano talmente elevati, al di
sopra delle tendenze. Si andava chiaramente verso il crollo. Era la base
delle spese dei consumatori, e tutto il resto. Gli economisti ignoravano ciò
beatamente, con l’eccezione di un piccolo numero. Alan Greenspan, della
Riserva Federale, ha detto che non comprendeva abbastanza l’economia per
intuire che si sarebbe verificato un crollo. Allo stesso modo ciò si
verificava in Europa. Una larga percentuale, forse la metà, dei prestiti
immobiliari sono detenuti in Europa.

L’Europa ha la propria crisi immobiliare. Infatti, i soli paesi che sono al
riparo, sono i paesi che non sono entrati nell’accordo con il vecchio mondo,
come la Cina e che si sono mantenuti lontani dal liberismo finanziario.

Fonte della traduzione










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