Noi esploriamo... e voi ci chiamate criminali... noi cerchiamo la conoscenza... e voi ci chiamate criminali. Noi esistiamo senza colore della pelle, senza nazionalita', senza pregiudizi religiosi e voi ci chiamate criminali. Voi costruite bombe atomiche, dichiarate guerra, uccidete spergiurate e ci mentite, e cercate di farci credere che e' per il nostro bene, eppure siamo noi i criminali. Si, io sono un criminale. La mia colpa e' quella della curiosita'. La mia colpa e' quella di giudicare la gente in base a quello che dice e che pensa, non in base al suo aspetto. La mia colpa e' quella di essere piu' furbo di voi e, per questo, non potete perdonarmi. - The Mentor - Phrack numero 7
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La Metafora del Ranocchio - Antonella Randazzo 27/07/2007
Negli Stati Uniti si racconta che se un ranocchio viene messo nell'acqua calda per essere cotto, salta via e si salva, ma se viene messo dentro l'acqua fredda e si scalda l'acqua a poco a poco, rimane lì fino a morirne. La morale della storia è che ciò che non si può accettare immediatamente si potrà accettare a poco a poco, in mancanza di consapevolezza del risultato finale.
Utilizzeremo la storia del ranocchio come metafora del metodo
utilizzato dall'attuale sistema di potere. Infatti, tale sistema non è stato
attuato immediatamente e con chiarezza, altrimenti sarebbe stato rifiutato,
esso è stato imposto a poco a poco, facendo in modo che nessuno si accorgesse
di quanto potere stesse acquisendo col passare del tempo.
Ad esempio, l'istituzione di corporation fu avversata tenacemente
nell'Inghilterra del XVII secolo, e per questo l'oligarchia dovette
posticipare i suoi progetti. Non appena l'opinione pubblica distolse
l'attenzione, alla fine del XVIII secolo (1), la corporation riapparì ancora
più immorale e imbrogliona di prima. A quell'epoca, diverse corporation
furono trascinate in tribunale per aver commesso una serie di frodi e di
azioni illegali. Per cercare di non essere più citati in giudizio, i grandi
imprenditori fecero pressioni affinché nei tribunali statunitensi le
corporation venissero considerate "persone" giuridiche, con gli stessi
diritti delle persone fisiche. La Corte suprema del New Jersey e del
Delaware, nel 1886, stabilì che le corporation dovevano, come le persone,
essere poste sotto la protezione del quattordicesimo emendamento. In tal modo
esse assumevano un potere che i cittadini non avevano. Infatti, mentre tutti
i cittadini sono responsabili personalmente delle loro azioni, le corporation
assumevano diritti senza avere alcun dovere né alcuna responsabilità. Si
trattava di porle al di sopra delle leggi: la corporation, per legge, doveva
a tutti i costi (dunque anche infrangendo le leggi), perseguire il profitto.
Nel secolo successivo, i cittadini statunitensi ed europei, inizialmente
recalcitranti, iniziarono ad accettare le corporation, anche se esse
mantennero la cattiva fama: all'inizio del Novecento, la gente comune le
vedeva come "mostri senz'anima - egoiste, impersonali e amorali." (2)
Per modificare questa realtà, l'élite attuò una serie di strategie che
facevano apparire le corporation ciò che esse non erano: altruiste,
socialmente responsabili e necessarie all'economia. Fu utilizzata la
propaganda e furono finanziate squadre sportive e appuntamenti sportivi
(olimpiadi e campionati). I personaggi più amati vennero pagati lautamente
per associare la propria immagine al marchio dell'impresa, e furono elargiti
milioni di dollari a enti di beneficenza e assistenziali, rendendo note tali
iniziative. A poco a poco, la gente iniziò a perdere l'ostilità che aveva
provato in passato verso queste istituzioni inique e nocive, e a sviluppare
sentimenti positivi. La crisi economica degli anni Trenta riportò
drammaticamente alla realtà di un sistema caratterizzato dall'avidità delle
banche e delle grandi corporation. Il presidente americano Franklin D.
Roosevelt dovette, per evitare il peggio, aprire la fase del New Deal,
affinché i cittadini potessero riacquistare fiducia nel sistema finanziario
ed economico. Negli anni Trenta, molte corporation furono trascinate in
tribunale per truffa e altri reati. Il giudice della Corte suprema Louis
Brandeis, in una sentenza del 1933, le definì "mostri simili a quelli di
Frankenstein."(3) Nel 1939 almeno settanta delle più grandi corporation
statunitensi erano state condannate per violazione dei diritti umani, frodi
finanziarie e inganni pubblicitari. Tali corporation ebbero almeno tredici
condanne ciascuna, dimostrando di essere recidive nei comportamenti
criminali.
Dall'ultimo dopoguerra, l'élite dominante iniziò a diffondere
l'idea che il sistema avrebbe portato tutti al benessere materiale, e dunque
appoggiare le grandi imprese significava promuovere lo sviluppo economico e
la modernizzazione. I crimini delle corporation vennero sempre più
insabbiati, facendo prevalere l'immagine positiva di sviluppo economico e
tecnologico. Veniva sempre più occultato che in realtà le corporation agivano
motivate esclusivamente dal profitto, causando guerre, morte e miseria per la
stragrande maggioranza degli abitanti del pianeta. Esse avevano conquistato
la fiducia degli occidentali a poco a poco, attraverso varie strategie. Se
l'oligarchia avesse espresso chiaramente la sua ideologia devastatrice,
nessuno avrebbe mai accettato il suo potere. A poco a poco, grazie
all'impunità e alla mancanza di scrupoli, le corporation riuscirono a
concentrare nelle loro mani un potere totalitario, e oggi poche centinaia di
esse decidono l'economia dei paesi del mondo, decretando chi deve vivere e
chi morire.
Lo stesso metodo graduale è stato utilizzato nel settore finanziario. Dal
XVIII, e fino all'inizio del XX secolo, alcuni grandi banchieri erano
considerati criminali. Ad esempio, nel 1905, si erano riunite a Boston
diverse associazioni religiose, per raccogliere fondi da destinare a progetti
di evangelizzazione. All'iniziativa partecipò anche John D. Rockefeller, che
fece una donazione di centomila dollari. La congregazione si sollevò furiosa
quando seppe della donazione: il denaro di un banchiere appariva come "denaro
sporco" perché esso non proveniva dal lavoro ma da loschi traffici. All'epoca
tutti sapevano che la fortuna di Rockefeller era dovuta a speculazioni
ciniche e immorali. Il termine "denaro sporco" fu coniato in quell'occasione.
Per cambiare la situazione, gradualmente, i banchieri alimentarono una
cultura che rivalutasse il loro modo di essere. Occorreva trasformare la
realtà a loro immagine e somiglianza, facendo credere che la cosa più
importante dell'esistenza fosse la ricchezza materiale, e che per denaro si
potesse commettere qualsiasi azione, anche la più bieca e criminale. John D.
Rockefeller aveva esattamente questa mentalità, come si può inferire da una
sua frase: "La gente è semplicemente una merce trattabile e acquistabile
quanto lo zucchero o il caffè. Io pago, per acquisti di questo tipo, molto
più che per qualunque altro genere di merce sulla terra". (4)
Il gruppo di banchieri cercherà dunque di costruirsi un'immagine mediatica di
successo, condizionando la cultura occidentale attraverso stereotipi. Ad
esempio, creando e alimentando la figura dell'uomo che "si è fatto da solo",
e che, anche se nasconde aspetti loschi e poco chiari, è da considerare
positivamente. La giornalista Ida Tarbell scrisse diciotto articoli su "La
storia della Standard Oil", che furono pubblicati a partire dal novembre del
1902. In uno di questi articoli si legge:
"Rockefeller ha raggiunto i suoi scopi ricorrendo alla forza e alla frode. Ma
invece di suscitare disprezzo questi metodi vengono sempre più ammirati. È
logico, del resto: celebrate il successo in affari, e gli uomini affermati
come quelli della Standard Oil diventeranno eroi nazionali". (5)
Sarà introdotta anche l'idea che i poveri, i miserabili o i reietti, si
trovano in quella condizione per colpa loro, e la classe ricca dimostrerà la
sua superiorità morale attraverso l'elemosina o la carità. In seno alle
religioni si impose l'importanza di assistere gli indigenti o di fare
beneficenza, come unica via per migliorare le condizioni delle classi povere.
L'élite, non essendo disposta a farsi carico delle responsabilità derivate
dal sistema creato, riconosceva ai poveri l'unica possibilità di aiuto
nell'opera caritatevole dei religiosi o dei filantropi. Miliardari come
Andrew Carnegie, John D. Rockefeller e Henry Ford, si improvvisarono
filantropi, istituendo associazioni di beneficenza attraverso le quali
potevano magnificare la loro persona e nascondere di essere i responsabili
della povertà.
Negli Usa, grazie alla legge Federal Reserve Act del 1913, un gruppo di
banchieri, (Bernard Baruch, Otto Kahn, Jacob Schiff, J. P. Morgan, Paul
Warburg, John D. Rockefeller, ecc.) acquisì, il potere di emettere moneta. Si
fece in modo che i cittadini non si accorgessero della frode e che pensassero
che la Federal Reserve fosse gestita dal governo, sulla base dell'interesse
collettivo. Se ai cittadini fosse stata detta la verità sul sistema
finanziario, non lo avrebbero accettato, per questo le banche agirono con
gradualità e furbizia.
I mass media, soprattutto il cinema e la televisione, alimentarono (e
alimentano) una cultura basata sul possesso di oggetti materiali, relegando
in secondo piano i valori morali di solidarietà, di altruismo e di crescita
interiore. Ne è derivata una società che vede nel ricco un esempio comunque
positivo, oltrepassando i giudizi e le analisi su come è stata costruita
quella fortuna.
Oggi le banche sembrano istituti "asettici" e "neutrali", e invece
rappresentano il centro del sistema criminale che semina guerra e
distruzione. Secoli fa la gente lo capiva facilmente, oggi è assai più
difficile farlo capire a tutti. A poco a poco i banchieri hanno imposto il
loro potere, senza dichiarare quali fossero i loro intenti, generando
fiducia.
Lo stesso principio di gradualità è stato utilizzato nel sistema politico. Il
sistema dei partiti fu accolto dagli europei con molta diffidenza sul finire
del XX secolo. Dopo la Prima guerra mondiale la poca fiducia si era
completamente esaurita. Moltissime persone si erano accorte che il sistema
era facilmente manovrabile da parte di chi deteneva il potere
economico-finanziario.
I principi social-comunisti avevano rafforzato l'idea che la democrazia non
avesse bisogno di coalizioni o di gruppi di potere, al contrario, essa poteva
esistere soltanto all'interno di una realtà in cui venisse posto come fine
ultimo il benessere dell'intera popolazione. Gli storici Charles e Mary
Beard, dopo la grande guerra, osservavano che nel sistema elettorale i
partiti si erano "accampati" come un "esercito permanente". (6)
I gruppi social-comunisti erano nati come formazioni sociali motivate
dall'obiettivo di combattere la miseria e l'ingiustizia. Laddove erano nati,
in Gran Bretagna, rimasero sostanzialmente ciò che erano stati in origine,
ossia formazioni di natura sindacale. Tali formazioni accoglievano persone di
tutte le classi sociali, compresi diversi capitalisti, come Robert Owen. Nel
1920 nacque il Partito Comunista della Gran Bretagna (CPGB), che nel periodo
della Guerra Fredda diventerà filo-sovietico, e successivamente socialista
radicale, fino al suo scioglimento nel 1991. Ma l’organizzazione che più
univa i lavoratori, in Gran Bretagna, rimase sempre il sindacato.
Alla fine del XX secolo le lotte sindacal-socialiste, in Gran Bretagna e
negli Usa, stavano raggiungendo risultati concreti, grazie all'appoggio delle
classi medie, che ritenevano giuste le rivendicazioni delle classi più
deboli. Il termine "socialista" venne utilizzato a partire dal 1830, in
riferimento ai gruppi politici che mettevano al centro la cooperazione
sociale. Il termine "comunista", nacque intorno al 1840, da governo locale o
la "comune"; il termine avrebbe indicato i sistemi basati sull'idea di
proprietà collettiva e di beni comuni. Alla base di questi concetti c'era il
bisogno dei lavoratori di dare vita ad un sistema più equo e più "umano",
eliminando lo sfruttamento e la violenza.
Le classi umili, ovviamente, non avevano alcuna intenzione di dare vita ad un
sistema partitico controllato dall'alto, ma avevano l'obiettivo di migliorare
le condizioni economiche e culturali. Samuel Gompers, fondatore del movimento
sindacale americano, spiegava chiaramente cosa volevano i lavoratori:
"Vogliamo più scuole e meno prigioni, più libri e meno arsenali, più
istruzione e meno vizi, più giustizia e meno vendetta; vogliamo più
opportunità di coltivare la nostra natura migliore, di rendere l'uomo più
nobile".
Realizzare tali obiettivi significava far crollare un potere basato sulla
violenza, che opprimeva con lo sfruttamento lavorativo e non riconosceva a
tutti gli stessi diritti. L'oligarchia dominante, timorosa di perdere il
potere, cercò un modo per creare divisioni fra le classi e per evitare che le
lotte pacifiche andassero avanti: appoggiò e rafforzò l'ideologia marxista,
facendo in modo che prevalesse durante la Prima internazionale, nel 1864, e
che il comunismo si affermasse come partito di lotta armata. La rivoluzione
russa sancì definitivamente il principio di lotta di classe armata, e i
proletari europei si illusero che prima o poi l'oligarchia sovietica avrebbe
organizzato una grande lotta armata per portare al potere le classi deboli.
L’élite egemone inglese sostenne finanziariamente il lavoro di Marx, per
indurre gli operai alla guerra e distoglierli dalla pericolosa collaborazione
con industriali filantropi come Owen. Attraverso il marxismo essa puntava a
mettere in primo piano la "Storia" e non i bisogni delle persone povere, la
"lotta armata", e non la possibilità che ogni individuo potesse guardare al
bene collettivo, senza divisioni. Nel marxismo c’è un nemico che ispira odio,
e c’è la “necessità storica”, come una sorta di principio assoluto
divinizzato. Tale ideologia imponeva dogmi fissi, propagandati come verità
assolute, ad esempio, che il capitalismo fosse nelle mani di una classe
precisa e che spodestare tale classe equivaleva a distruggerlo.
In Gran Bretagna, a metà dell’Ottocento, erano nate le Trade Unions, su
impulso di un gruppo di operai qualificati. Si trattava di associazioni
ispirate da Robert Owen e dai "Pionieri di Rochdale", che erano propense ad
attuare cambiamenti favorevoli ai lavoratori, collaborando con i proprietari,
e non attraverso lotte o rivoluzioni. La cooperativa dei consumatori chiamata
la Società dei Probi Pionieri di Rochdale (cittadina inglese) era nata nel
1844, ad opera di un gruppo di operai tessili e artigiani, che investendo una
sterlina ciascuno formarono uno spaccio cooperativo, in cui, con pochissimo
denaro, si potevano acquistare generi di prima necessità come farina e
zucchero. Era un modo per sopravvivere con dignità nonostante i salari da
fame. L'oligarchia dominante, dalle Trade Unions, ricavò il Partito
Laburista, che aveva l'obiettivo principale di cooptare le lotte dei
lavoratori all’interno del sistema politico. Inserirlo nel sistema dei
partiti significava poterlo finanziare e quindi controllare.
Attraverso il marxismo e la creazione di partiti social-comunisti controllati
dall'alto, l'élite riuscì a distruggere l'era dell’attivismo sindacale su
larga scala e degli accordi pacifici fra lavoratori e industriali.
Dopo la Seconda guerra mondiale molti cittadini europei e americani capirono
che il sistema basato sui partiti e sulle periodiche elezioni non era
realmente democratico, anche perché i risultati potevano essere manipolati
attraverso diverse strategie. Ciò era stato appurato in diverse occasioni, in
cui i risultati avevano deluso la popolazione. Ad esempio, nella Francia del
1958, a causa della nuova legge elettorale, i comunisti ridussero i propri
seggi da 150 (del 1956) a 10. Anche in Italia, negli stessi anni, le elezioni
vennero manipolate in modo tale da impedire ai partiti di sinistra (che
avevano la maggioranza di seggi) di andare al governo. Nel 1948, la Cia,
valendosi della mafia, manipolò le elezioni in Sicilia, in modo tale da
impedire la vittoria dei comunisti. Fu dato denaro al fine di corrompere i
votanti, e don Calò Vizzini dette istruzioni su come truccare le urne. Senza
le operazioni concordate fra mafia e Cia, i comunisti avrebbero avuto la
maggioranza di seggi all'Assemblea Costituente. A questo scopo, i funzionari
della Cia raccolsero sovvenzioni da parte delle grandi banche e imprese. I
versamenti erano deducibili dalle tasse.
A poco a poco, la propaganda occidentale indusse ad associare il sistema
elettorale partitico alla democrazia e al pluralismo, escludendo la
possibilità che si potesse attuare un sistema alternativo. Si sorvolava sul
fatto che il sistema partitico è basato sulle sovvenzioni private, e per
questo è nelle mani del gruppo di potere, che ha più denaro per fare spazio
ai propri partiti e ai propri candidati.
Negli ultimi decenni il sistema elettorale è addirittura diventato
un'"industria elettorale", con agenzie di pubblicitari (spin doctors) che
promuovono il candidato come fosse un prodotto da vendere.
Per concludere, un sistema basato sul crimine, sul saccheggio e sull'inganno
politico è stato imposto a poco a poco, avendo cura che le vittime non si
accorgessero di ciò che stava accadendo, o che lo accettassero perché
divenuto familiare e propagandato come l'unica realtà possibile.
Come nella storiella del ranocchio, rimanere passivi costituisce il
comportamento peggiore.
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Note
1) Osserva Joel Bakan che "tra il 1781 e il 1790, il numero di Corporation
aumentò di circa dieci volte, da 33 a 328". Bakan Joel, "The corporation. La
patologica ricerca del profitto e del potere", Fandango, Roma 2004, p. 13.
2) Bakan Joel, op. cit., p. 21.
3) Bakan Joel, op. cit., p. 24.
4) Gozzoli Sergio, "L'America: i plutocrati 'eletti da Dio'",
http://www.paginadelleidee.net/7_politica/politica24.htm
5) Tarbell Ida, “The History of Standard Oil Company”, New York, 1904.
6) Cit. Testi Arnaldo, "Trionfo e declino dei partiti politici negli Stati
Uniti, 1860-1930", Otto Editore, Torino 2000, p. 2.
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