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"La coscienza di un hacker"

Noi esploriamo... e voi ci chiamate criminali... noi cerchiamo la conoscenza... e voi ci chiamate criminali. Noi esistiamo senza colore della pelle, senza nazionalita', senza pregiudizi religiosi e voi ci chiamate criminali. Voi costruite bombe atomiche, dichiarate guerra, uccidete spergiurate e ci mentite, e cercate di farci credere che e' per il nostro bene, eppure siamo noi i criminali. Si, io sono un criminale. La mia colpa e' quella della curiosita'. La mia colpa e' quella di giudicare la gente in base a quello che dice e che pensa, non in base al suo aspetto. La mia colpa e' quella di essere piu' furbo di voi e, per questo, non potete perdonarmi. - The Mentor - Phrack numero 7

News:
Occhi Obliqui   10/05/2009














La via dell'uomo reale è quella del guerriero, di colui che
intraprende la guerra a tutti i livelli e prima di tutto la guerra
contro se stesso...
Gurdjieff

aggrappato con una sola mano, il buio intorno, interiore,
nuvole nere a coprire la volta celeste.. sotto di lui a 50m
l'oscurità e il ruggire rabbioso di un fiume, il respiro
debole e rigoli di sangue a colorare di rosso cupo il braccio
ferito.. il tachi smarrito in quell'abisso di tenebra...

dolore, dolore alle dita...

dall'alto una risata beffarda si prendeva gioco
di lui come solo il fato capriccioso può fare.
Un'entropia meccanica inconscia che sembra senziente,
malevole, partecipe, sembra voler esser viva, ma è solo
disordine collettivo automatico... C'era Akira che
voleva vivere, che aveva paura, aggrappato allo sperone
roccioso con gli ultimi frammenti di volontà, aggrappato
al furioso dolore  alle dita... e un Akira che sprezzante,
voleva cadere, volare, morire...

Quel ghigno sardonico dall'alto, quello sguardo
maligno ed eccitato dalla tortura, mentre con
la punta dello stivale continuava a lacerare
le sue dita... quell'eccitazione sonnolenta...
In quegli occhi un altro suo io lontano, ormai
piccolo e dormiente... un frammento di totalità egoista,
una tirannia che non vedeva, miope a se stessa...
Avrebbe potuto, avrebbe voluto, avrebbe potuto in un colpo
di coda improvviso e rabbioso, slanciarsi con l'altro
braccio, afferrarlo a una gamba, trascinarlo con se
nell'abisso o recuperare la superfice, l'altra sua lama e
piantargliela nel petto, reagire, ma in quel momento gli
sembrò tutto inutile, senza senso, si lasciò sedurre dalla
morte e allentò lentamente la presa... cadde... cadde come
addormentandosi, volando in quel vortice nero, mentre ad
attenderlo c'era l'ira del fiume e la signora con la falce...

volava, cadeva... senza che tutta la sua vita scorresse
come un film nella sua mente ma assaporando ogni istante
del volo... consapevolezza, residui di adrenalina, nella sua mano,
il wakizashi, macchie di sangue fresco... cadeva, vorticando,
volava e vicino a lui in caduta  libera, precipitava il corpo
immobile dell'uomo che prima dall'alto lo aveva torturato e deriso...

non aveva avuto il tempo di reagire al suo ultimo
gesto d'amore guerriero... 

veloce come un gatto nero dagli occhi verdi, era riuscito
a risalire in superfice afferrando gli arti inferiori
dell'uomo e subito, felino, facendo sua
la piccola lama inerme sul terreno, aveva colpito a morte e lacerato
il beffardo nemico capace in quell'istante di rendersi unicamente
conto di quanto piccolo fosse difronte alla paura della morte...

in quegli attimi, in quegli ultimi respiri di consapevolezza
per loro estremamente diversa, i due persero l'equilibrio
precipitando nell'abisso....

C'era Akira che voleva vivere, che aveva paura, aggrappato
allo sperone  roccioso con gli ultimi suoi frammenti di volontà,
aggrappato al furioso dolore alle dita... e un Akira che sprezzante,
voleva cadere, volare, morire...

e c'era un Akira che... sprezzante alla morte, amava
ogni respiro della sua vita...

l'oscurità divenne rabbia schiumosa, oblio silenzioso,
freddo tenebroso....

Akira... apri gli occhi verdi e obliqui
, non vedeva nulla... ma era ancora vivo...

bz akira santjago

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